Politica

Potere al Popolo su politica su scuola e ricerca

potere al popolo

Comunicato di Poter al Popolo – Calabria sulla politica del Governo sulla scuola, l’università e la ricerca.

Cambiano i governi, ma non la tendenza. Come i precedenti esecutivi anche il governo del “cambiamento” non sembra invertire la tendenza di una politica di de-finanziamento su scuola, università e ricerca.

Dalla lettura della legge di bilancio, infatti, il settore del “sapere” non compare tra le scelte di investimento per la crescita e lo sviluppo del nostro paese. Nonostante gli annunci della campagna elettorale, soprattutto dal movimento Cinque Stelle, poco o nulla si è fatto per favorire un settore ormai nel caos più totale. Siamo ancora molto al di sotto delle già precarie risorse stanziate dal precedente governo e pare che ancora non ci sia nessun modello risolutivo di una riforma, La Buona Scuola, che ha messo in serie difficoltà i migliaia di precari che vi lavorano e impedito, a tutti gli effetti, una qualche possibilità di inserimento per i neo-laureati con il sogno nel cassetto dell’insegnamento.

Il ministro Bussetti aveva chiarito, in Ottobre, l’abolizione di tutti i percorsi post-universitari, di specializzazione e abilitazione a pagamento, dai tirocini formativi, alle scuole Siss, retrocedendo – di fatto – ad un sistema che eliminasse la buona scuola con un vero e proprio ritorno al sistema precedente: quello delle famose graduatorie a scorrimento che aveva già paralizzato e reso saturo il mercato della scuola.

Resta il fatto che da luglio 2014 nessuno si è degnato di attivare un percorso abilitativo o sia stato fatto un “concorsone” che permetta ai neo-laureati di potersi inserire in un settore così ambito, ma purtroppo pieno di precari. Il problema principale è, infatti, che tale caos normativo, oltre a rendere impossibile l’integrazione di molti precari, mette i lavoratori l’uno contro l’altro, perché qualora si aprisse la strada del concorso ai laureati senza abilitazione insorgerebbero le migliaia di precari storici che per ottenere punteggio, oltre al percorso abilitativo hanno dovuto subire anni e anni di chiamate dirette, di cattedre annuali e vari spostamenti attraversando l’Italia senza avere né un posto fisso, né una dimora stabile su cui poter mettere radici.

Il Ministro, lo scorso settembre aveva annunciato: «Ho lavorato ad un progetto di grande semplificazione. C’è bisogno di docenti giovani che diano forza alla scuola italiana, laureati subito in cattedra». Affermando che per accedere al concorso bisognava possedere 24 cfu per esami di didattica e pedagogia. Così la corsa di migliaia di “aspiranti professori” per integrare, ovviamente a pagamento, i crediti formativi necessari per accedere ad un concorso di cui ancora non vi è nemmeno l’ombra. L’altra questione riguarda il nuovo accordo sulla mobilità, che pubblicizzato come una grande possibilità per il Mezzogiorno, darebbe la possibilità a tanti insegnanti di tornare nel loro territorio di origine poiché la manovra premierebbe innanzitutto i trasferimenti provinciali.

Anche i nuovi inserimenti dovrebbero, però,  tenere conto della regione prescelta durante il concorso – che rimarrebbe nazionale – ma tali possibilità devono comunque considerare il reale fabbisogno. Ciò significa che saranno banditi concorsi solo per le discipline dove ci saranno posti vacanti. L’ultima novità accennata riguardava l’abbreviazione del lungo periodo di tirocinio, previsto dal governo Renzi, che da tre anni ritornerebbe ad uno. In questo modo il Fit verrebbe trasformato in un anno di “prova e formazione”. Bisogna sottolineare come tale percorso è stato messo in mora dal Consiglio di Stato e su cui si deve ancora esprimere la Corte Costituzionale.

Potere al Popolo intende sottolineare che ciò che si evince, allora, è un caos straordinario in cui le certezze che emergono riguardano i tagli al settore della conoscenza e la volontà di acuire una guerra tra poveri e precari in atto in tutti i settori.

Potere al Popolo- Calabria

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