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Partito il progetto “Dov’è l’odio che io porti l’amore”

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Attendiamoci Pavia. Partito il progetto “Dov’è l’odio che io porti l’amore” per la gestione di un bene confiscato.

Lunedì 8 aprile presso il Collegio S. Caterina e alla presenza del Prefetto Silvana Tizzano, del Rettore Fabio Rugge e del vice-Presidente dell’EDiSU Alessandro Greco è stato presentato il progetto “Dov’è l’odio che io porti l’amore”, progetto nato grazie alla collaborazione di tre collegi universitari (S. Caterina, Cairoli e Cardano) con la onlus “Attendiamoci” fondata da Don Valerio Chiovaro a Reggio Calabria e da anni attiva nella gestione di beni confiscati alla malavita.

Il progetto ha infatti come fine ultimo la gestione di un bene confiscato in Pavia ad opera di studenti collegiali e universitari in collaborazione e sotto l’esperta guida di Attendiamoci e dei suoi volontari. La prima fase operativa sarà un campo di formazione a Reggio Calabria, presso il “Villaggio dei Giovani” bene confiscato alla ‘ndrangheta e gestito da Attendiamoci. Il campo si svolgerà dal 23 al 28 aprile e coinvolgerà 14 studenti universitari, quasi tutti alunni dei collegi pavesi, che hanno aderito con entusiasmo alla proposta impegnandosi in un percorso che li vedrà protagonisti.

La presentazione del progetto è stata anche l’occasione di presentare i volontari che parteciperanno al campo di Reggio Calabria e che costituiranno la base del gruppo operativo che, in futuro, potrà allargarsi a tanti altri giovani universitari: Alessia (S. Caterina), Alessandro (Valla), Antonio (Cardano), Basel (Cardano), Edoardo (Cardano), Erica (S. Caterina), Gabriele (Fraccaro), Ikram (Castiglioni), Luca (Cardano),Marco (Golgi), Omar (Cairoli), Omayma, Pablo Jesus (Cardano) e Stefano (Cairoli).

attendiamoci pavia 1La rettrice del collegio S. Caterina Giovanna Torre (collegio da anni fortemente impegnato sulle tematiche della legalità e della lotta alla Mafia) ha diretto la serata cui hanno partecipato Silvana Tizzano, Prefetto di Pavia, che ha portato il suo caloroso saluto all’iniziativa, Alessandro Cattaneo, Demetrio Maltese in rappresentanza di “Attendiamoci” Fabio Rugge, Alessandro Greco, in rappresentanza del Presidente EDiSU Paolo Benazzo e Fabio Rugge, Rettore dell’Università: tutti hanno portato al gruppo di volontari un caloroso saluto e un “in bocca al lupo” per l’avventura che vanno ad iniziare. Le conclusioni e le riflessioni finali state svolte da Don Valerio Chiovaro, fondatore di Attendiamoci e principale ispiratore del progetto e dell’iniziativa.

Come detto, il primo passo si realizzerà attraverso un’esperienza formativa residenziale che si svolgerà al Villaggio dei Giovani a Reggio Calabria dal 23 al 28 aprile. La convinzione di fondo alla base del progetto è che la crescita degli studenti universitari di Pavia si possa arricchire con buone pratiche a servizio della collettività, come la gestione di un bene confiscato, un’attività complessa che richiede una “messa in campo” di passione e competenze e che “obbliga” i giovani a mettersi in gioco da veri protagonisti non solo per sognare, ma anche per tradurre l’entusiasmo in impegno e l’impegno in crescita.

La sensibilità verso tematiche così rilevanti non è certo una novità. Giovanna Torre, rettrice del Collegio Santa Caterina, ricorda come da molti anni il collegio offra a tutti gli studenti dell’Università di Pavia una formazione accademica sulle mafie italiane, attraverso il corso universitario tenuto dal prof. Ciconte e le conferenze serali a margine. Le alunne del Collegio, in più, affiancano alla teoria la pratica e, in agosto, trascorrono una settimana di volontariato nei terreni agricoli confiscati alle mafie e gestiti da cooperative sociali. L’iniziativa di don Valerio Chiovaro e degli altri amici di Attendiamoci Onlus rappresenta un’opportunità per estendere la conoscenza anche a quanto si può fare con i beni immobili delle nostre città, creando un progetto proprio e gestendolo per il bene comune. Sono felice che ci sia stata adesione da parte delle mie alunne e che possano condividere l’esperienza con gli altri collegiali pavesi. Inoltre, la rettrice del S. Caterina sottolinea come questo progetto veda coinvolti in modo sinergico sia collegi di merito che collegi “pubblici”, dimostrando così l’incredibile ricchezza del tessuto collegiale e dei suoi alunni e alunne che può portare a risultati impensabili.

Giuseppe Faita, rettore del Collegio G. Cardano, nel ringraziare quanti hanno consentito la realizzazione dell’iniziativa, l’EDiSU, le Associazioni Ex-Alunni di alcuni Collegi, alcuni “benefattori” che preferiscono restare anonimi, esprimere tutta la sua soddisfazione per quanto fino ad ora realizzato. E’ altresì convinto del fondamentale ruolo che i giovani hanno nella costruzione di un futuro e di una società migliori, in cui il dilagante individualismo può essere superato solo attraverso l’entusiasmo e il protagonismo dei giovani che possono veramente dare avvio ad una nuova fase di rinnovamento sociale e culturale. Che questa nuova speranza nasca soprattutto dai nostri collegiali è motivo d’orgoglio per tutta la nostra Università e per la nostra Città e conferma ancora una volta la peculiarità e la bontà del sistema collegiale pavese, un sistema unico in Italia, una ricchezza della Regione Lombardia, del territorio e della città di Pavia.

Don Valerio Chiovaro ben sintetizzata il senso e il valore di tutto il percorso educativo e del ruolo fondamentale dei collegi pavesi: Sognare non fa mai male, specialmente quando i sogni ad occhi aperti diventano progetto e sinergia. Dove è odio che io porti l’amore è la sincerità di riconoscere che alcune realtà sono brutte, ma soprattutto che la forte volontà può trasformare ogni bruttura in bellezza. Questo attraverso i tre ingredienti fondamentali: l’intelletto, la volontà e la comunione. È questo ciò che spinge Attendiamoci a percorrere l’Italia alla ricerca di persone buone con le quali condividere un sogno che va già diventando realtà. Pensare che un gruppo di studenti potrà trasformare un bene confiscato in un bene condiviso mi convince sempre più che la vera conquista è confiscare il male e vivere il bene. Tutto questo è possibile anche grazie ai collegi universitari Pavesi che, ancora una volta, sono fucine di formazione dentro un sistema universitario che focalizza l’attenzione sulla persona. Così lo studente non è un numero, ma una potenza d’amore da riscoprire. In fondo educare è questo: liberare la libertà dell’altro.

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