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Le persone con disabilità in città: tra solitudine e bisogni disattesi

garante disabilità

La condizione in cui si trovano a vivere le persone con disabilità è da ricondurre, per ciò che concerne i diritti fondamentali delle persone, dentro un quadro di civiltà generale che ha portato molti Paesi alla realizzazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006.

Oltre i trattati internazionali, in Italia sono state approvate diverse leggi che affermano come le persone con disabilità abbiano diritto ad avere riconosciuta e non calpestata la “dignità” di persone portatrici di tutti i diritti che la civiltà mondiale riconosce come connaturati alla qualifica di esseri umani.

A fronte di questa produzione normativa, non è corrisposta automaticamente un’azione amministrativa-gestionale coerente che abbia potuto impattare qualitativamente sulle reali condizioni di vita delle persone con disabilità.

Non parliamo poi, nell’ambito dei diritti alla salute in Calabria, delle tante richieste inevase volte ad avere dei servizi sanitari ottimali proprio da parte di quelle persone che versano in situazione di particolare difficoltà e, specificamente, delle prestazioni domiciliari. Per questi soggetti sono diventati chimere anche i servizi di trasporto delle persone con disabilità, dati i tagli alle risorse giustificati dai vari piani di rientro della spesa sanitaria. I tagli hanno riguardato anche la quantità di farmaci prescrivibili.

Tutto questo tenderà a peggiorare le condizioni dei servizi se dovesse andare avanti la riforma sul Federalismo differenziato.

Purtroppo dobbiamo evidenziare come, anche nell’ambito cittadino, gli interventi volti a ridurre il gap di mancanza di diritti soggettivi tra le persone non abbiano raggiunto lo scopo.

Se è pur vero che il Comune di Reggio Calabria abbia approvato strumenti importanti come il PEBA (Piano Eliminazione Barriere Architettoniche), come il Regolamento per l’istituzione del Garante dei disabili o come l’istituzione dell’Osservatorio Socio-sanitario, è realtà concreta che i diritti delle persone con disabilità non siano stati rinforzati né una barriera architettonica sia stata finora eliminata.

La fotografia della realtà viva ci dice che le persone con disabilità vivono la propria condizione di emarginazione in condizione di subalternità, dibattendosi tra la propria dimensione esistenziale fatta di solitudine e una condizione dove è dominante la speranza di poter vedere un giorno soddisfatti i bisogni disattesi da sempre.

Il sistema, anche politico, vuole che la persona con disabilità rimanga relegata ad una dimensione isolata dove il diritto soggettivo, il bisogno, sia una cosa ricondotta ad un qualcosa che si debba piatire, che si debba chiedere al detentore del potere di turno. Il diritto è ricondotto ad un “piacere”, a qualcosa di discrezionale che si può dispensare a piacere.

La marginalità dei bisogni delle persone con disabilità non ha alcuna possibilità di avere risposte soddisfacenti, giuste ed adeguate, se non si esce dalla dimensione del rapporto bipolare, sbilanciato, tra chi chiede e chi può dispensare. Il rapporto è disfunzionale, patologico. Non si può accettare che ci sia qualcuno che possa decidere sulla vita di un altro essere umano come se si abbia diritto di vita o di morte sulle sorte dell’amministrato.

Una società matura deve capire che la soluzione e la risposta ai giusti bisogni espressi dalla collettività, si può raggiungere solo mettendo insieme i singoli bisogni facendoli diventare bisogni di tutti.

Una società che rappresenta i propri bisogni auto-organizzandosi, può tentare di uscire dalla logica che conduce ad avere una rappresentazione sociale dove si abbia un solo re ed il resto siano tanti sudditi.

Potere al Popolo Reggio Calabria

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