Gustovagando

La storia di Schumacher in Ferrari nelle immagini di Di Mario

motor show 2 mari schumacher

Al Motorshow 2Mari un inedito campione tedesco nelle opere “pittoriche” del suo cantore

Aneddoti unici, emozioni a getto continuo e passione a tema fisso: la vita in pista e fuori di Michael Schumacher immortalata da 80 opere caratterizzate da un prodigioso mix di immagini e pittura. Il fotografo Filippo Di Mario delizia il pubblico e gli appassionati di F1 del Motorshow 2Mari con la sua mostra itinerante “Passione rossa e Schumacher 50” nell’area Expo caratterizzata da foto stampate su tela e poi dipinte. Perchè 50? Per omaggiare i cinquant’anni di Michael, compiuti il 3 gennaio scorso. L’esposizione è una sequenza di scatti in ordine cronologico che racconta l’avventura in Ferrari del campione tedesco, dall’inizio nel 1996 fino alla fine, dieci anni dopo. Che è soprattutto una descrizione dinamica di episodi unici, imperdibili e dello stretto legame di amicizia e di fiducia tra lo stesso Di Mario e Schumacher. Il fotoreporter ci guida all’illustrazione di “Passione rossa e Schumacher 50” partendo dalla scintilla della passione, da cui è scaturito tutto il suo lavoro. «Ho fotografato altri personaggi della F1 ma quando è arrivato Schumacher è cambiato tutto perché fin da subito abbiamo instaurato un rapporto molto bello, da cui è poi nata l’amicizia. Andare in F1 per me significava creare qualcosa che non era ancora stata fatta, ovvero gestire la luce, scegliere la scena e aspettare che lui passasse», ha subito esordito Di Mario. Unicità contrassegnata dalla fusione tra fotografia e pittura per dare un’emozione in più «iniziata da quando – ricorda – mi dicevano che fotografavo come se fossi un pittore per l’uso che facevo del colore e della luce. Ho scelto questa nuova tecnica per fare qualcosa di diverso, di originale. Il dipinto nasce in pista da una foto molto bella». Il suo progetto “Passione Rossa”, diventato marchio, inizia a vedere la luce nel 2000, grazie alla collaborazione con la Formula One Management (Fom) di Bernie Ecclestone. Di Mario pone l’attenzione sull’episodio cruciale per l’avvio di questa sua attività molto speciale, che ha posto le basi della sua amicizia con il grande Schumacher: i primi test del pilota a Imola con la Ferrari F310 del 1996. «Facevo fatica – ricorda il fotografo – a identificare il punto di frenata con quello in cui la macchina riaccelerava in uscita dalle curve. Quando rientra ai box gli chiedo il perché e lui, sorridendo, mi dice che ha una tecnica di guida molto particolare in quanto frena e accelera contemporaneamente. A quel punto rido anch’io e gli dico che lo domerò. Successivamente mentre gli faccio due scatti lui si copre con la paletta di un meccanico per farmi uno scherzo regalandomi una foto speciale. Da quel momento capisco che per lui svolgerò un lavoro diverso rispetto a tutti gli altri e abbiamo iniziato a comunicare con le fotografie». Da qui è nato un rapporto umano bellissimo durato anche nel corso del suo approdo in Mercedes nella seconda e ultima parte della carriera. Spinto da una passione ammirevole, Di Mario è un fiume in piena e ogni opera esposta racchiude una storia, uno scrigno di episodi e ricordi indimenticabili. Ad esempio la prima pole position con la Ferrari nel Gp di San Marino del ’96. E poi la prima vittoria in rosso, leggendaria, sotto la pioggia battente in Spagna nello stesso anno. Le inedite istantanee dell’incidente in Australia nel 2001, richieste con grande interesse da Schumacher a Di Mario. «A lui – evidenzia ancora il fotografo – piaceva molto vedere nelle mie foto il controsterzo perchè per Schumacher dominare una macchina pronta per partire in testacoda gli dava emozioni». Negli scatti “pittorici” di Di Mario non ci sono solo pista e monoposto ma anche espressioni tipiche del volto di uno Schumi gioioso o concentrato, il suo celebre salto di entusiasmo dopo una vittoria ribattezzato “Ballo di San Michele” e anche momenti di spensierata dolcezza con la moglie Corinna. Istantanee dalla qualità eccelsa ed assolutamente atipiche nel loro genere perché, come dice lo stesso fotografo, «ognuno di noi, se vuole, può crearsi la sua opera».

In alto