Cronaca

Il Co.S.Mi. sulla morte del migrante

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Il Co.S.Mi. (Comitato Solidarietà Migranti) sulla morte del migrante a San Ferdinando.

Ancora un incendio nella baraccopoli di San Ferdinando, quel ghetto immondo che per tante e tanti disgraziati rappresenta una speranza di sopravvivenza. Ancora una vita spezzata, quella di Suruwa Jaiteh, diciottenne gambiano morto questa notte.

Suruwa non viveva nella tendopoli ma si trovava lì questa notte, probabilmente per andare a trovare il fratello che lì invece ci vive e che ora maledice quei fuochi accesi per ripararsi dal freddo e dall’umidità delle notti nella piana di Gioia Tauro.

Dopo questa nuova morte è già ripartito l’ormai consueto cancan mediatico, si allestiranno le solite – e costose – strutture emergenziali, ma si farà poco o nulla per provare a dare nei fatti risposte strutturali per problematiche ormai annose e che, grazie alla stretta repressiva e razzista del governo, quest’anno si prospettano ancora più drammatiche.

La tendopoli di San Ferdinando va distrutta, siamo i primi a volerlo. Ma non va fatto per liberare i terreni per la Zes, né tantomeno per compiacere il governo nazionale. Va fatto perché è una situazione indegna. Va fatto dando risposte altre alle donne e agli uomini che lì ci vivono. Va fatto dando risposte dignitose alle lavoratrici e ai lavoratori sfruttati nelle nostre campagne.

La tendopoli di San Ferdinando è il cuore di un’iniziativa che avevamo già indetto per domenica 9 dicembre alle 17.30 al CSC Nuvola Rossa di Villa San Giovanni, che vedrà confrontarci con Aboubakar Soumahoro e una delegazione del Coordinamento Lavoratori Agricoli USB di San Ferdinando, oltre che con Domenico Lucano e diverse associazioni reggine.

Alla luce di questi nuovi fatti diventa ancor più urgente incontrarsi e ragionare insieme, per costruire una mobilitazione comune che affronti il nodo, che appare ormai ineludibile, della tendopoli

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