Cultura

Gli scomparsi nella nuova raccolta di poesie di Maria Grazia Calandrone

Calandrone

(…) Il fiume dà alla luce un corpo adulto e coperto di panni bianconeri./ Forma sensibile di transatlantico/ nelle sue mani, dove il fiume ha piegato le dita/ sul ventre. Ecco l’uomo/ la sua proiezione/ il suo nudo bagaglio attraversato dal sole.// Da moltissimi anni nei suoi panni con allegria e sperpero/ pratica innesti di oleandri rossi/ e diserba bonifica – allarga/ la beatitudine della famiglia/ con il suo modo di impostare la giornata tra il cantiere e la caccia,/ resta fedele/ alla promessa di sopportare la riduzione dell’amore a circostanza che/ non abbassa gli occhi.

Questi sono i versi finali della poesia “Le infezioni dell’acqua”, inserita  da Maria Grazia Calandrone nella sua recente raccolta di poesie, Gli Scomparsi – storie da Chi l’ha visto? (LietoColle, 2016 – Collana Gialla Oro).

Nella poesia della Calandrone l’acqua assume un valore fortemente simbolico. Lei aveva appena pochi mesi di vita quando la madre morì suicida buttandosi nel Tevere. Tutto questo è rimasto aggrappato saldamente alla sua profondità e se pure è risaputo che la Calandrone non ama “abitare” nella sua poesia è altrettanto vero che il suo sguardo inevitabilmente è attratto da tutto ciò che direttamente o indirettamente riguarda la parte più oscura e dolorosa  della sua biografia.

Il tema degli scomparsi sicuramente la riguarda. E proprio alla luce di tutto ciò che questo libro ha una sua forza misteriosa, occulta. La poesia inonda la pagina, qualcosa di lei ritorna nelle vicende altrui, solo apparentemente lontane.

Un libro di poesie sicuramente da leggere per conoscere meglio un’autrice di straordinario talento.

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