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Foibe, verità nascoste e tanta ipocrisia

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A 15 anni dalla sua istituzione (Legge n. 92 del 30 marzo 2004), il Giorno del Ricordo, per volontà di chi era ed è animato da spirito anti-italiano, da chi vorrebbe piegare la storia alle proprie verità, continua a suscitare vergognose polemiche.

La memoria delle vittime delle foibe e degli italiani costretti all’esodo dalle ex province italiane della Venezia Giulia, dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia continua ad essere taciuta nelle aule delle nostre scuole e “negata” da chi, ironia della sorte, si è tanto battuto per fare approvare anche in Italia una legge contro il “negazionismo”.

Ma la storia, come scriveva Miguel de Cervantes, è madre della verità, così, a poco a poco, la coltre di silenzio che dal 1943, per sessant’anni, ha coperto le sofferenze subite dagli italiani della Venezia Giulia, dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia è stata spezzata, riportando alla luce le atrocità commesse dai partigiani titini.

Bambini, donne e uomini legati l’un l’altro con un lungo fil di ferro stretto ai polsi, venivano schierati sugli argini delle foibe, cavità naturali tipiche delle aree carsiche, e fatti precipitare nell’abisso ancora vivi, condannati così a sopravvivere per giorni sui fondali delle voragini, sui cadaveri di chi li aveva preceduti, tra sofferenze inimmaginabili. Secondo alcune testimonianze, nella sola foiba  di Basovizza furono gettati 3000 sventurati.

A Fiume, l’orrore fu tale che la città si spopolò. Circa 320.000 istriano-dalmati, abbandonando case e averi, e con ogni mezzo disponibile, cercarono rifugio in Italia, ma nei porti di Venezia e Bari i “nonni’ degli attuali militanti dell’accoglienza, non dimostrarono la stessa benevolenza, lo stesso spirito “umanitario” che oggi anima i “nipoti”.

“la verità è nell’abisso” Democrito

Centro Studi Tradizione e Partecipazione

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