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Anassilaos su Nicola Giunta nel 50° della morte

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Ricordato già nel 2016 nell’ambito LiberReghion la figura e l’opera di Nicola Giunta, nato nella Città dello Stretto nel maggio del 1895 e scomparso a settantatre anni nel 1968, torna sotto i riflettori dell’Associazione Culturale Anassilaos, in occasione del 50° anniversario della morte, nel corso di un incontro, promosso congiuntamente con Spazio Open, che si terrà oggi, martedì 9 ottobre, alle ore 17.30 presso lo stesso “Spazio Open” (Via Filippini 23-25 Angolo Via Giudecca).

L’analisi della Prof.ssa Francesca Neri punterà a collocare il poeta reggino nel solco illustre della tradizione poetica in vernacolo o, meglio, in lingua “non nazionale”, tradizione che è stata al centro di approfondimenti in precedenza realizzati dal Sodalizio reggino e che hanno avuto per oggetto figure di poeti di grande valore, dal siciliano Giovanni Meli al milanese Carlo Porta, dal romano Gioacchino Belli al napoletano Salvatore Di Giacomo.

Lo scopo è quello di riconoscere in Giunta uno degli esponenti più significativi della poesia italiana in “lingua non nazionale” del Novecento – anche se l’uso del dialetto reggino, così poco diffuso, ne ha penalizzato spesso la comprensione e lo studio – sottraendolo ad una dimensione eccessivamente “reggina” e localistica che rischia di limitarne il valore tanto più che il Nostro vanta una intensa attività poetica in lingua, forse poco esplorata, e un corpus di testi ancora inediti. A cinquanta anni di distanza dalla morte è forse venuto il tempo di studiare con attenzione l’opera complessiva di Giunta per restituire al poeta la sua dimensione più profonda, sottraendolo così a quella aneddotica spicciola, pur legittima e ricca di particolari sapidi, che si nutre della memoria dei contemporanei e che, purtuttavia, riesce talora a sviare da una rigorosa analisi critica dei testi. E’ fuor di dubbio che egli abbia saputo bene interpretare e denunciare con i suoi versi i vizi e le virtù del popolo di cui egli pure era parte nel corso di una esistenza che ha attraversato e incrociato le vicende di Reggio Calabria dal terremoto del 28 dicembre 1908 al Fascismo, al quale si oppose con lo strumento dell’ironia e del sarcasmo, dalla Seconda Guerra Mondiale fino alla ricostruzione che segnò l’avvento di una nuova classe dirigente e politica.

Egli è stato il poeta che ha saputo interpretare gli umori, la vuota alterigia, le invidie tenaci e radicate, le divisioni profonde, il bisogno di apparire più che di essere, il gusto del chiacchiericcio e del pettegolezzo spesso acre, la vanagloria di una città e di un popolo e della sua classe dirigente ma, e questo rende universale la sua poesia, egli ha anche ritratto quella “povera umanità” che troviamo a tutte le latitudini e di cui tutti noi siamo parte al di là dello spazio e del tempo.

A leggere i testi del poeta gli Amici di Anassilaos.

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