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Anassilaos per i sessant’anni di Carosello

carosello tv

Promosso dall’Associazione Culturale Anassilaos si terrà domani, martedì 29 maggio, alle ore 17.30 presso la Sala di San Giorgio al Corso l’incontro sul tema “Carosello, i sessant’anni del fenomeno mediatico della televisione italiana”, conversazione di Claudio Sergi, responsabile Design Associazione Culturale Anassilaos. Introdurrà l’incontro il Prof. Pino Papasergio.

Era il 3 febbraio del 1957 e l’Italia, che aveva guarito le ferite della guerra, si avvicinava a quel boom economico che avrebbe contrassegnato gli anni successivi, i “ruggenti anni ‘60”. Tre anni prima, nel 1954, la televisione aveva iniziato le sue trasmissioni con programmi di grande successo. Il televisore era ancora un lusso e la gente era solita riunirsi presso amici e nei locali. Essa si manteneva soltanto grazie al canone, ma proprio le prime avvisaglie della crescita economica del Paese, che portava con se nuovi bisogni e una richiesta sempre più grande di beni di consumo, indusse la RAI ad offrire, all’interno dei suoi programmi, spazi pubblicitari alle industrie italiane e ai loro prodotti. Nacque così “Carosello”, grazie anche al regista Luciano Emmer, che ebbe la geniale idea di creare un format nel quale la “reclame” del prodotto pubblicizzato fosse inserita in uno spazio musicale e/o teatrale e di avanspettacolo. Cominciava così l’avventura di “Carosello” che accompagnò, giorno dopo giorno, la vita di milioni di italiani divenendo punto di riferimento serale per i telespettatori. “A letto dopo Carosello” – la messa in onda del programma avveniva fino agli anni settanta alle ore 20,50 – fu il leit-motiv che guidò allora anche le abitudini dei più piccini. Fu il programma televisivo più visto e longevo della televisione italiana – si sarebbe concluso venti anni dopo, il 1° gennaio del 1977 – e registrò la partecipazione di registi importanti nella veste di autori (Ermanno Olmi, Gillo Pontecorvo, Pupi Avati, Lina Wertmüller, Sergio Leone e Federico Fellini) di attori e protagonisti del cinema, del teatro e della televisione sull’onda anche dei film e dei programmi di maggiore successo (Totò, Edoardo e Peppino De Filippo, Tino Scotti, Lia Zoppelli, Enzo Tortora, Franco Volpi, Carlo Dapporto, Gino Cervi, Alberto Sordi, Vittorio Gasmann, Aldo Fabrizi, Paolo Panelli e Bice Valori, Mike Bongiorno, Ugo Tognazzi, Domenico Modugno, Nino Manfredi, Raffaella Carrà, Ernesto Calindri, Franca Valeri, Nino Castelnuovo, Corrado, Gino Bramieri, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia e tanti altri) e della musica (Mina nella pubblicità della Cedrata Tassoni e Nicola Arigliano in quella del digestivo Antonetto). Costituì anche una palestra importante per gli animatori italiani che ebbero così l’opportunità di creare figure di immediato successo (Angelino, il pulcino Calimero, Carmencita e Caballero, Jo Condor, l’omino coi baffi, Salomone pirata pacioccone, Papalla, Topo Gigio) che ebbero spesso un successo superiore al prodotto reclamizzato. Non pochi degli slogan di Carosello, a dimostrazione dell’enorme successo del programma, passarono poi ben presto nella vita reale degli italiani, nelle conversazioni e nelle barzellette, dal tormentone “la pancia non c’è più” – un desiderio dei tanti alla ricerca di una linea imposta dall’estetica del tempo – a “basta la parola”. Carosello ebbe dei meriti indiscutibili. Contribuì ad unire il Paese dal punto di vista della lingua e offrì un esempio di pubblicità “gentile” e non aggressiva, colta e attenta.

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